17/10/2009

UE propone il tetto mutui: non oltre il 40%

L'Unione Europea vuole mettere un tetto al limite massimo per la concessione dei mutui. Se attualmente infatti vengono concessi prestiti per l'acquisto o la ristrutturazione della propria casa fino all'80% del valore dell'immobile stesso, l'UE ha intenzione di abbassare drasticamente tale valore, fino al 40%.

Vediamo di analizzare la proposta che arriva da Bruxelles.
Di certo c'è che una manovra così ci eviterebbe una nuova bolla immobiliare ma metterebbe a segno un duro colpo per il mercato .
Infatti se oggi, ad esempio in Italia, le banche concedono fino all'80% e domani si vedrebbero costrette a finanziarci fino al 40% la differenza dei soldi sarebbe garantita da polizze di assicurazione che non farebbero altro che far lievitare il costo dei mutui. Certamente non una bella cosa!

In tutto ciò quello che è piuttosto paradossale è che, come al solito, a farne le spese sembra che sia il piccolo risparmiatore piuttosto che le banche stesse.
Tutto ciò infatti a cosa porterebbe? Non porterebbe ad altro che applicare un piccolo foro alla bolla del mercato immobiliare, un mercato dove gli italiani ripongono oltre il 60% della propria ricchezza! E' noto a tutti infatti che possedere una casa è il primo dei nostri sogni ed attorno a questa ruotano le nostre entrate.

In sostanza non ci troveremmo tanto ad affrontare una perdita di valore delle case quanto ad avere di fronte a noi un calmiere che mantenga i prezzi del mercato entro ritmi realistici e non esagerati come negli anni scorsi. E questo è certamente positivo.

Ma al contrario, il ricorso al tetto del 40%, come già segnalato prima, non farebbe certo bene al mercato immobiliare perchè bloccherebbe non poco la compravendita delle categorie più deboli economicamente perchè non avrebbero i requisiti per richiedere il mutuo e quindi non potrebbero acquistare la casa con la conseguenza di fermare il segmento più vivace degli appartamenti, i bilocali, i trilocali ed i monolocali, ovvero quegli immobili acquistati proprio dalle categorie con "meno" soldi!

Ovviamente il mercato delle ville o di chi può acquistare senza dover ricorrere a mutui non sarebbe intaccato....

14/10/2009

Leva fiscale ed affitti in nero

Come tutti ben sappiamo in Italia molte delle case affittate sono con i canoni "in nero", ovvero non si stipula nessun tipo di contratto di affitto e le entrate percepite dal proprietario sono non denunciate. In sostanza su questi soldi i proprietari non pagano le dovute tasse, frodando a tutti gli effetti il fisco con conseguenti ricadute negative sulle casse statali.

Per arginare questo fenomeno, in crescita anche a causa dei canoni di affitto troppo spesso inaccessibili per famiglie, studenti e single, l'assessore al comune di Milano, Gianni Verga ha proposto una serie di misure per rilanciare il mercato degli affitti e delle locazioni.

Fra le soluzioni proposte Verga propone di contrastare il fenomeno degli affitti in nero agendo sulla leva fiscale e sulla cedolare secca.
In pratica con la leva fiscale vedremmo garantita la tracciabilità del canone di affitto e la trasparenza nei contratti di affitto mentre per scoprire i canoni in nero già in corso, bisognerebbe introdurre la cedolare secca, nient'altro che una tassa al 20% sui canoni di locazione incassati.

In più, secondo la proposta di Verga, sempre sul fronte dei proprietari di casa, si dovrebbe fare in modo di dare maggiori garanzie al conduttore relativamente al rientro in possesso dell’appartamento una volta che il contratto di locazione sarà scaduto.

Sul fronte dell'inquilino invece bisognerebbe dare lui la possibilità di “scaricare” le spese relative al canone di locazione direttamente nella dichiarazione dei redditi.

In questo modo avremmo che entrambe le parti godrebbero di alcuni vantaggi in più, la cedolare secca e lo sconto fiscale. Cosi facendo, secondo l'assessore Verga, entrambi sarebbero incentivati a stipulare un contratto di affitto regolare con benefici anche per le casse dello Stato.

09/10/2009

Banca Centrale Europea blocca i tassi per aiutare la ripresa economica

La ripresa è ormai alle porte, ma sarà discontinua. È il messaggio con cui Trichet ha aperto la conferenza stampa seguita alla riunione di Venezia del Consiglio direttivo della Bce che ha lasciato inalterato il tasso di riferimento all’1% per il quinto mese consecutivo.

Una scelta presa per consolidare una ripresa ancora fragile. Messa in moto dal recupero dei mercati d’esportazione dei Paesi dell’euro, temporaneamente sostenuta da un favorevole ciclo delle scorte in quest’ultima parte dell’anno, la ripresa potrebbe tuttavia incespicare, di qui il suo carattere discontinuo, «nel processo di correzione dei bilanci in atto nei settori finanziario e non finanziario dell’economia, sia all’interno sia all’esterno del l’area euro», così come in altri rischi, quali le tendenze protezionistiche.

Osservazione opportuna quest’ultima, perché mentre ad ogni vertice dei leader mondiali non mancano le solite professioni di fede nel libero commercio, poi nelle cucine di casa quegli stessi leader approntano ricette che al commercio creano ostacoli. Non si può ragionevolmente pensare di espandere le esportazioni se si rende più difficile l’accesso al proprio mercato; chi chiude la propria porta, finisce col trovare chiusa la porta altrui.

Oltre a resistere alle tentazioni protezionistiche gli Stati hanno un altro grande compito da eseguire con diligenza: il risanamento dei loro bilanci. Uno Stato con finanze in ordine infonde fiducia nei consumatori, negli agenti economici, perché crea aspettative di stabilità, perché fuga i timori di aumenti della tassazione e dell’inflazione.

Nel consolidamento della ripresa il sistema bancario è chiamato a svolgere a pieno il suo ruolo di fornitore di credito al sistema delle imprese. Se oggi la domanda di credito è ancora bassa, così non sarà nel prossimo futuro. Le banche non possono giungere impreparate a questo appuntamento. Ma come? La ricetta suggerita da Trichet è chiara: «Per affrontare le grandi sfide che si presentano, le banche dovrebbero adottare misure adeguate per l’ulteriore rafforzamento della propria componente patrimoniale e, ove necessario, dovrebbero sfruttare appieno gli interventi pubblici a sostegno del settore finanziario, in partico lare per quanto riguarda la capitalizzazione».

Non difficile riconoscere in queste parole un chiaro riferimento, per limitarci al caso italiano, ai Tremonti bond, il cui scopo è espandere la base di capitale delle banche per consentire un più grande volume di credito. È noto come le cose stiano andando. I due maggiori gruppi hanno detto «no grazie», poco meno della metà del fondo a disposizione (10 miliardi) è stato utilizzato. È del tutto plausibile che guardando all’oggi, alla presente domanda di credito, le banche possano ritenere adeguato il proprio capitale. Ma il messaggio di Trichet e degli altri 21 membri del Consiglio, ha il merito di guardare innanzi, di suggerire loro da un osservatorio privilegiato e credibile, di rafforzarsi per essere all’altezza delle condizioni di un domani che già comincia ad intravvedersi.

06/10/2009

Locazioni Web: il successo degli affitti aperti online

Internet è diventato uno strumento molto utile anche nell'acquisto di beni durevoli ma anche di beni ben più costosi ed importanti.

Non è un mistero che anche il mercato immobiliare abbia sfruttato a suo vantaggio il web. L'acquisto di abitazioni utilizzando internet come mezzo di intermediazione è cresciuto di molto negli ultimi anni.
Di pari passo alla compravendita è cresciuto anche il mercato degli affitti e delle locazioni.

Proprio Locazioni Web, il servizio interattivo dell’Agenzia delle Entrate, ci conferma i dati in crescendo di questa fetta di mercato.

Locazioni Web permette in pochi clic di comprare o affittare casa, registrare ed effettuare i pagamenti delle imposte dei contratti di affitto attraverso il nostro computer.

Tanto per rendere l'idea, dal 2001 ad oggi sono stati registrati contratti d'affitto ad una media di 3 al minuto, da questo dato si capisce facilmente quanto tempo si può risparmiare evitando le classiche code agli sportelli.

Dal nostro computer possiamo registrare i contratti, compilare online i campi relativi al conduttore, al locatore, all’immobile e al canone di locazione, non dovendo piu’ utilizzare l’F23 cartaceo.

Mentre attraverso il sito possiamo calcolare subito le imposte dovute e lanciare l'operazione di pagamento con addebito sul conto corrente.

Ovvimente sono possibili tutte le operazioni relative ad affitti di immobili non adibiti a uso abitativo con le relative operazioni di proroga, di risoluzione e di cessione dei contratti gia’ in vigore.

30/09/2009

INPS: Rallentano cassa integrazione e disoccupazione

Conti in ordine e un rallentamento nel ricorso ad ammortizzatori e sussidi.

Dall’Inps arriva la conferma che la crisi comincia ad allentare la presa sull’economia reale. Ieri il commissario straordinario dell’Inps, Antonio Mastrapasqua ha fatto il bilancio di un anno del suo mandato che è coinciso con la fase più acuta della crisi. Tra l’agosto del 2008 e il luglio del 2009 le domande di disoccupazione accolte sono state quasi un milione.

Nel dettaglio quelle presentate sono state 1.172.659 (+53,1%) e quelle liquidate 984.286. Le domande non corrispondono al numero di disoccupati, che ancora oggi si stima sia intorno alle 470mila unità La situazione è sotto controllo per quanto riguarda i conti degli ammortizzatori sociali. Nonostante il boom di ore di cassa integrazione autorizzate (più 222,3 per cento dal settembre 2008 all’agosto 2009), la quota delle risorse stanziate effettivamente usata è del 61% nel periodo gennaio-luglio 2009 rispetto al 77% rilevato nello stesso periodo del 2008. Il ricorso alla mobilità è addirittura calato, anche se di poco.

Segno che, ha osservato il commissario dell’istituto di previdenza, hanno funzionato gli strumenti messi in campo per fare in modo che le imprese tengano i loro dipendenti. Anche il dato sulla disoccupazione per quanto grave, non è allarmante.

29/09/2009

Lehman Brothers, un anno dopo..

E' passato poco più di un anno da quello che è stato definito come l'evento simbolo della crisi economica mondiale, il fallimento della banca Lehman Brothers. La crisi ancora non è passata ed è tuttora ben presente in molte famiglie, in molti ambienti lavorativi ecc..

Per conoscere quali effetti ha avuto la crisi economica ed immobiliare e sapere soprattutto se la lezione è servita a qualcosa, dobbiamo rispondere, almeno, a queste due domande: Come stanno le cose un anno dopo, nel campo mutui? Come è cambiato l'atteggiamento delle banche?

Prendiamo in considerazione un aspetto su tutti, la concessione del mutuo ed analizziamo i parametri "estremi" per vedere fino a dove si arrivava un anno e mezzo fa, e fino a dove si può tirare la corda oggigiorno.

Alla fine del 2007 e durante i primi mesi del 2008, venivano concessi, da parte di molte banche prestiti per l'acquisto della casa sull'intero valore dell'immobile (i mutui al 100%) o addirittura anche fino al 120%. Tutti lo sappiamo.

Oggi questo non è QUASI più possibile, evidenziamo il quasi perchè esistono ancora istituti che concedono finanziamenti al 100% o più ma, a conti fatti, per ottenerli dovremmo avere una busta paga di circa 3.500 euro al mese... e comunque in due anni le banche che concedono questa possibilità sono calate del 75%.

Una bella stretta è stata data anche alla concessione dei mutui per i lavoratori a progetto. Per questi richiedere importi superiori al 70% o comunque oltre i 200.000 euro non è più possibile.

Andando con i piedi di piombo possiamo affermare che qualcosa effettivamente sembra essersi mosso!

Questa volta accogliamo la notizia con moderata felicità perchè la crisi dell’economia reale, infatti, è nata soprattutto dal fatto che molti cittadini si erano abituati ad un tenore di vita superiore alle proprie possibilità, spendendo soldi che non possedevano ma soprattutto che mai avrebbero potuto restituire.

23/09/2009

Moratoria sui mutui anche per le famiglie

Dopo la moratoria sui mutui per le imprese, firmata lo scorso agosto, l'ABI pensa ad una stessa manovra anche per le famiglie.

Se il provvedimento per le PMI, le piccole e medie imprese, era stato preso dal Ministero dell'Economia, questa volta è l'Associazione Bancaria Italiana a scendere in campo direttamente per aiutare le famiglie danneggiate dalla crisi.
L'ipotesi infatti è quella di fare una serie di iniziative per sostentare quelle famiglie, specialmente monoreddito, messe in ginocchio dalla crisi e che devono far fronte alle rate del mutuo ancora da pagare.

Alcune iniziative già sono state varate, come alcuni di voi già sapranno ad esempio si può richiedere l'anticipo della cassa integrazione. Altre iniziative sono nel calderone.

Un primo passo sembra però essere stato compiuto.

L'Associazione bancaria ha aderito infatti al prestito della speranza lanciato dalla Conferenza Episcopale Italiana: si tratta di un fondo di 30 milioni di euro dedicato alle famiglie che hanno perso il loro reddito.

Come abbiamo detto, qualcosa si è mosso e concretamente alcune cuone azioni sono state fatte ma attualmente la maggior parte delle operazioni sono in fase di studio e quindi sono soltanto ipotesi.

Speriamo che questa volta, dalle banche, si riesca ad ottenere un qualcosa di concreto.